Dipendenza

Posted by on 15 Set, 2010 in Di cosa mi occupo | 0 comments

Dipendenza

Il fenomeno delle dipendenze si è modificato molto nel corso degli ultimi anni in relazione ai mutamenti sociali ed economici del nostro paese: alcune dipendenze, fino a pochi anni fa ancora sconosciute, si stanno oggi diffondendo a macchia d’olio nel nostro tessuto sociale, come ad esempio la dipendenza dal gioco, da internet, da shopping, da tanning, la dipendenza sessuale

Tradizionalmente quando si pensa alla dipendenza vengono di solito chiamate in causa sostanze stupefacenti come l’eroina, la cocaina, le amfetamine, la cannabis, o sostanze legali, capaci di innescare processi fisiologici di astinenza e tolleranza, come il tabacco o l’alcol.

L’Osservatorio europeo sulle droghe e tossicodipendenze riporta nel 2014 percentuali più elevate di consumo di cannabis e cocaina rispetto ad altre sostanze, rispettivamente al 27,1% e al 4,1%. Inoltre, per quanto riguarda l’uso di cannabis in Italia, si nota come le fasce più giovani della popolazione siano quelle più soggette, in accordo con i dati europei che vedono l’età media del primo consumo di cannabinoidi intorno ai 16 anni, con una netta maggioranza di consumo tra i maschi (83%). Anche per la cocaina si nota come l’età media del primo consumo sia bassa, situandosi sui 22 anni; e si conferma la maggioranza di maschi come consumatori con una percentuale dell’84%. Nonostante una leggera diminuzione nell’uso di sostanze e nelle morti per overdose, la dipendenza resta un fenomeno che coinvolge circa 2,3 milioni di Italiani.

E’ ormai condivisa la definizione di DIPENDENZA da sostanze psicoattive basata sui concetti di:

– TOLLERANZA, ovvero il bisogno di aumentare la dose della sostanza per produrre l’effetto desiderato, oppure una riduzione degli effetti della sostanza con l’assunzione della quantità abituale;

– ASTINENZA, ovvero effetti fisici e psicologici negativi che si manifestano quando l’individuo smette di assumere la sostanza o ne riduce la quantità.

La persona sperimenta un intenso desiderio di assumere una sostanza, con caratteristiche d’impellenza e compulsività, trascorrendo buona parte del suo tempo a cercarla, fino a ridurre la propria partecipazione a molte attività sociali, lavorative o ricreative a causa dell’uso della sostanza.

Altre forme di dipendenza, come quella dal gioco, da ricerca compulsiva di informazioni su internet, dai social network, dai videogiochi, condividono con quella da sostanze caratteristiche di compulsività, alterazioni dell’umore (eccitamento o rilassamento con malessere e irrequietezza quando si viene interrotti o non vi si può accedere), pervasività rispetto al tempo trascorso nell’utilizzo degli strumenti, conflitti e tensioni, fino a vere e proprie liti tra chi è dipendente e le persone che gli sono vicine.

PERCHE’ LE PERSONE SVILUPPANO DIPENDENZA?

Il potere di attrazione che le sostanze o gli strumenti tecnologici esercitano sulle persone è strettamente collegato alle credenze e alle aspettative che esse hanno a proposito dei loro possibili effetti.

Così una dipendenza può innescarsi per modificare o alterare gli stati di coscienza, per sperimentare sensazioni intense e inusuali, per evadere dalla quotidianità oppure come un mezzo che consente di migliorare le relazioni con gli altri, favorendo comportamenti più sciolti, disinibiti, socievoli o, ancora, per facilitare sentimenti di appartenenza a gruppi, per imitazione sociale o legittimare l’immagine di sé agli occhi degli altri, favorendo la definizione dell’identità in senso positivo.

Può ad esempio costituire una sfida per se stessi o rappresentare un mezzo per fronteggiare meglio un senso di disagio personale.

Se l’uso di sostanze o di strumenti tecnologici o di altri oggetti (cellulari, l’acquisto di vestiti, la televisione, materiale pornografico…) risponde a bisogni così diversificati, la comprensione del perché le persone vi ricorrono dovrà allora tenere strettamente conto della storia personale di ognuno e del rapporto che ognuno ha in un determinato momento con il suo mondo sociale. (Ravenna 1997).

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